coro

2017

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Gen 012017
 
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É mezzanotte

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Ott 242016
 

Testo e musica di Francesco Sacchi e don Giovanni Brandolese
 

É mezzanotte, s'adempie il Mister.
In una grotta è nato Gesù.
Con i pastor,
anche il mio cuor
ti adora.

Sopra la Grotta la stella risplende,
cantano gli Angeli: «Osanna nei cieli!
Pace alle genti di tutta la terra!».

S'ode nell'aria un canto divin,
è un coro d'Angeli che ninna il Bambin.
Voglio io pur
a Te cantar
il mio amore.

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I’m gonna sing – Oh, when the saints – Swing low

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Ott 242016
 

Trittico di canti spiritual

 

I'm gonna sing, I'm gonna shout, Allelu!

When the gates are open wide

I'll be standing at your side,

I'm gonna sing, I'm gonna shout, Allelu!

 

Oh, when the saints go marching in
I’m gonna be among that number
When the saints go marching in

 

Swing low, sweet chariot,

Coming for to carry me home.

Swing low, sweet chariot,

Coming for to carry me home.

 

 


traduzione

 

Sto andando cantare… Sto andando gridare… Allelu!
Quando le porte saranno spalancate,
sarò in piedi al tuo fianco!
Sto andando cantare, sto andando gridare, Allelu!

 

Oh, quando i Santi marceranno
Io voglio essere in quel numero,
Quando i Santi marceranno.

 

Dondola piano, dolce carro,
che vieni per portarmi a casa.
Dondola piano, dolce carro,
che vieni per portarmi a casa.

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Der Lindenbaum

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Ott 242016
 

Lieder tedesco; da "Winterreise" (Viaggio d'inverno)
Testo di Wilhelm Müller – Musica di  Franz Schubert
Elaborazione di Friedrich Silcher

 

Am Brunnen vor dem Tore

da steht ein Lindenbaum;

ich träumt' in seinem Schatten

so manchen süssen Traum.

Ich schnitt in seine Rinde

so manches liebe Wort;

es zog in Freud' und Leide

zu ihm mich immer fort.

 

Ich musst' auch heute wandern

vorbei in tiefer Nacht,

da hab' ich noch im Dunkeln

die Augen zugemacht.

Und seine Zweige rauschten,

als riefen sie mir zu:

Komm her zu mir, Geselle,

hier find'st du deine Ruh'!

 

Die kalten Winde bliesen

mir grad ins Angesicht;

der Hut flog mir vom Kopfe,

ich wendete mich nicht.

Nun bin ich manche Stunde

entfernt von jenem Ort,

und immer hör' ich's rauschen:

du fändest Ruhe dort!

 

 

Traduzione: IL TIGLIO

Alla fonte, davanti al portone, vi è un tiglio;
disteso alla sua ombra, facevo sogni d'oro.
Nella corteccia incidevo tante dolci parole;
lieto o triste che fossi, sempre la pianta m'attirava.

Oggi vi sono passato davanti nella notte oscura,
al buio ho chiuso ancora gli occhi.
E i suoi rami mormoravano, come per dirmi:
vieni da me, amico: qui troverai la pace!

Il vento freddo mi soffiava in faccia,
mi volò il cappello dalla testa; non mi voltai.
Ora, varie ore di cammino mi separano;
e ancora lo sento mormorare: là troveresti la pace!

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Gerusalemme

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Ott 242016
 

Testo e Musica di Bepi De Marzi

Gerusalemme, città di pietre bianche,
cuore inaridito, anima perduta,
cos'hai fatto sul Monte Calvario,
dimmi, cos'hai fatto?
Gerusalemme, Gerusalemme,
città di rose rosse,
cuore di pietra, anima perduta.  
Gerusalemme, città di pietre bianche,
guarda chi piange ai piedi della croce:
piange, Maria, e intorno si fa sera.
Non lasciate sola la madre di Gesù.
Dove sono gli angeli
che nella notte santa
cantavano la pace?
Piange, Maria, e intorno si fa sera.

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Choral des adieux

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Ott 072016
 

Canto francese (da un aria popolare scozzese)
Testo e armonizzazione di Carlo Boller

 

Les bons amis du temps passé
vivront dans notre cœur.
Jamais ne seront oubliés
les amis du temps passé!

Chantons avant de nous quitter,
chantons notre amitié!
Jamais ne seront oubliés
les amis du temps passé!

 

Traduzione

I buoni amici del tempo passato
vivranno nel nostro cuore.
Mai saranno dimenticati
gli amici del tempo passato.
Cantiamo prima di dimenticarci,
cantiamo la nostra amicizia!
Mai saranno dimenticati
gli amici del tempo passato.

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Tschiel nocturn

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Ott 072016
 

Canto in lingua romancia (Svizzera, Canton Grigioni)
G. Maissen, G. Disch

Ina nogt da clara llina
ve sel jeu cun grond schtarment
co las schtailas tuttenina
crodan dschu dal firmament.

E wideifer mia tegia
la cascad’ el schtschir uaul
schco ardschien cul e camedscha
schbrenzl’ e llischa dschu dall’ault.

Miu schtarment cheu prescht swanescha
admirond jeu quei aschpect
ed in pauper adorescha
siu Scaffider cun reschpect.

 

Traduzione: (significato):

Cielo notturno.

In una notte di luna chiara vedo, con un po’ d’inquietudine,
delle stelle
che cadono dal cielo.

Dal mio capanno vedo queste stelle cadenti
che brillano come dei lampi altissimi nel cielo.

La mia inquietudine presto svanisce ammirando un tale splendore
ed io provo un’immensa ammirazione per il nostro Creatore.

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Oh, mama mia, tegném a cà

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Ott 072016
 

Canto della Filanda
Armonizzazione di Alessio Benedetti


Oh mama mia tegném a cà
che me in filanda vœuri piœu andà.

Me dœur i pée, me dœur i man
e la filanda l’è di vilàn.

L’è di vilàn per laurà
e me in filanda vœuri piœu andà.

Ghè giò el zentùn fermarudùn
e la filanda l’è una presùn.

L’è la presùn di filandée
e me in filanda soo andada asée!

Oh, oh, oh…
e me in filanda vœuri piœu andà!

Traduzione: «Mamma mia, tenetemi a casa, ché io in filanda non ci voglio più andare. Mi dolgono i piedi, mi dolgono le mani, e la filanda è fatta per i villani (i contadini). È dei villani per lavorare, e io in filanda non ci voglio più andare. C’è giù il cinghione ferma il ruotone (si è sfilata la grossa cinghia di trasmissione e la grande puleggia che trasmetteva il moto agli aspi è ferma) e la filanda è una prigione. È la prigione delle filandaie, e io in filanda ci sono andata abbastanza!».

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Alesio Arnoldi

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Set 162016
 

????

Carissimo Alesio,

            quando, 10 giorni fa, ci siamo visti a Mai durante il tuo giretto quotidiano, non avremmo mai immaginato di trovarci qui oggi in questa circostanza.

Sì, certo, abbiamo scherzato sui nostri acciacchi, sulle tue giunture che avevano bisogno di essere "oliate", ma poi il discorso finiva sempre sul coro, sulla preoccupazione che tutti i coristi imparassero bene la propria parte, soprattutto di quei benedetti canti stranieri, e che tutto fosse pronto per i prossimi impegni.

Insomma, nel tuo parlare trapelava quella dedizione a questo luogo che è il coro, che ti ha sempre contraddistinto, sia si trattasse di fare i conti, sia si trattasse di smontare il palco e raccogliere le sedie.

Per questo, la parola che mi sento di dire anche a nome di tutti gli amici coristi è «grazie».

È solo per una dedizione come la tua che il nostro stare insieme può non essere un banale ritrovarsi.

È solo per una dedizione come la tua che altri, speriamo anche più giovani, potranno imparare cosa vuol dire amare e prendersi cura di un luogo e delle persone che ne fanno parte, e scoprire che questo legame è ciò che ogni uomo desidera; e scoprire che questo legame da’ tante gioie e soddisfazioni e, allo stesso tempo, aiuta ad affrontare il dolore e le difficoltà inevitabili della vita con la consapevolezza di non essere soli.

Io, poi, ti devo un grazie particolare. È inutile nasconderci che tra te e il fumo delle candele non c’è mai stato un buon feeling… Ma proprio per questo vorrei ringraziarti, per la tua seria e assidua partecipazione a tutti quei momenti in cui avresti preferito magari essere altrove. Grazie, perché questa è stata per me la testimonianza della stima e del grande rispetto che c’è tra noi.

Certo, adesso fai parte di un altro coro. Come vorrei sentirti cantare il Sanctus della Missa De Angelis proprio con gli angeli! E in questo grande coro hai certamente ritrovato molti amici. Arrigo, Marco,… ed altri 9 che in questi ormai vent’anni di storia, hanno portato la nostra divisa. È segno che le nostre voci sono apprezzate.

Però oggi ti affidiamo un compito: quello di convincere il Signore che, per avere un buon coro in Paradiso, le voci vanno educate sulla terra. E che quindi abbia un occhio di riguardo per il nostro coro, se vuole voci all’altezza di quelle degli angeli.

Conoscendo la tua dedizione, vedrai, ti darà ascolto. E ci farà sentire la Sua presenza, a noi e ai tuoi cari, perché, come anche oggi abbiamo cantato: “Qualcuno c’è che sta lassù, e non ci lascerà”.

 

Ciao, Alesio.

 

Gianfranco

a nome di tutti i coristi.

Dervio, 9 settembre 2016

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2016

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Gen 012016
 
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Coro di Gitani

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Set 122015
 

Da «Il trovatore» di Giuseppe Verdi
Libretto di Salvadore Cammarano

Vedi! Le fosche notturne spoglie,
de' cieli sveste l'immensa volta;
sembra una vedova che alfin si toglie
i bruni panni ond'era involta.
All'opra! all'opra!
Dàgli, martella.
Chi del gitano i giorni abbella?
Chi del gitano i giorni abbella?
Chi, chi, i giorni abbella?
Chi del gitano i giorni abbella?
La zingarella!
Versami un tratto; lena e coraggio
il corpo e l'anima traggon dal bere.

Oh guarda, guarda! Del sole un raggio
brilla più vivido nel tuo bicchiere.
All'opra, all'opra.
Chi del gitano i giorni abbella?
Chi del gitano i giorni abbella?
Chi, chi, i giorni abbella?
La zingarella.
La zingarella.
La zingarella!

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La Vergine degli Angeli

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Set 122015
 

Da «La forza del destino» di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave

 

La Vergine degli Angeli
vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile
di Dio l’Angelo santo.

La Vergine degli Angeli
mi copra del suo manto,
e me protegga vigile
di Dio l’Angelo santo.

La Vergine degli Angeli
vi copra del suo manto,
e vi protegga vigile l’Angiol di Dio.

E (me) voi protegga l’Angiol di Dio,
(me) voi protegga, e (me) voi protegga.

 Posted by at 16:29

Libiamo ne’ lieti calici – Brindisi

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Set 122015
 

Da “La Traviata” di Giuseppe Verdi
Libretto di F. Maria Piave

Libiamo ne' lieti calici, che la bellezza infiora;
e la fuggevol ora s'inebrii a voluttà.
Libiam nei dolci fremiti che suscita l'amore,
poiché quell'occhio al core onnipotente va.
Libiamo, amore, fra i calici più caldi baci avrà.

Tra voi saprò dividere il tempo mio giocondo;
tutto è follia nel mondo ciò che non è piacer.
Godiam! fugace e rapido è il gaudio dell'amore;
è un fior che nasce e muore, né più si può goder.
Godiam! C'invita un fervido accento lusinghier!

Godiamo! La tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo paradiso ne scopra il nuovo dì.

La vita è nel tripudio… Quando non s'ami ancora…
Nol dite a chi l'ignora… È il mio destin così…

Godiamo! la tazza e il cantico
le notti abbella e il riso;
in questo paradiso ne scopra il nuovo dì!
Ne scopra il nuovo dì!

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Monte Pasubio

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Set 122015
 

Testo di Carlo Geminiani – Musica di Bepi De Marzi

Su la strada del Monte Pasubio, – bom borombom, bom bom borombom –
lenta sale una lunga colonna, – bom borombom, bom bom borombom –
L'é la marcia de chi non torna,
de chi se ferma a morir lassù.
Ma gli alpini non hanno paura, – bom borombom, bom bom borombom –

Su la cima del Monte Pasubio,
soto i denti ghé ze 'na miniera,
Zé j alpini che scava e spera
de ritornare a trovar l'amor.
Ma gli alpini non hanno paura…

Su la strada del Monte Pasubio,
zé rimasta soltanto 'na crose,
no se sente ma più 'na vose
ma solo el vento che basa i fior.
Ma gli alpini non hanno paura, – bom borombom, bom bom borombà.

 Posted by at 16:12

Senti giù nella valle

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Set 122015
 

Testo e musica di Gianfranco Algarotti
Armonizzazione di Gianfranco Algarotti e Alessio Benedetti

Senti giù nella valle
il rombo dei cannon:
sono i Tugnìtt che spara
sopra di Monfalcon.
Sopra di Monfalcone
Si sente la mitraglia
là ci darem battaglia
col barbaro invasor.

E domattin bonora
forse si fa l’assalto
e ci farem vedere
chi deve comandar!

E domattin bonora
dentro i camminamenti
incominciò a sfilare
Il  nostro Battaglion.
Si deve camminare
piangendo dal dolore
sui corpi dei fratelli
caduti per l’onor.

Sul monte dell’Hermada
dove il nemico aspetta
e con la baionetta
noi vi vendicherem!

E dopo notti e giorni
sotto i bombardamenti
stremati dagli stenti
ci preser prigionier.

Oh, cara mamma mia,
Madonna delle Rose,
fa che un bel dì possiamo
a casa ritornar!

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La ciòca

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Set 122015
 

Canzone dialettale del Centro Lago di Como
Adattamento per coro maschile e armonizzazione di Gianfranco Algarotti

Quand la sira se fa scür
va sul lâch el pescadur;
va sül lach calà i pendént
per catà i agùn d’argént.

Tuc-toc, tuc-toc,
tuc-toc, tuc-toc, tuc-toc…
L’è la ciòca che la dunda
tüta nòcc là sura l’unda
tüta nòcc là sura l’àss
tüta nòcc la fa’ frecàss.

Col müèll e la gügèta,
col cavìcc e ‘l bichuchìn
tüt el dì la sua dunèta
la fa sü el tremagìn.

Quan che ‘l turna in sü la spunda
ga ‘l so prèmi el pescadur:
i ènn i öcc de la sua biunda
che lüsisén pien d’amûr.

[traduzione]: Quando, la sera, si fa buio il pescatore va sul lago; va sul lago a calare i pendenti (1) per prendere gli agoni (2) argentati. Tuc-toc, tuc-toc, tuc-toc, tuc-toc, tuc-toc… É la “ciòca” (3) che dondola tutta notte là, sulle onde, tutta notte là, sull’asse tutta notte fa rumore. Col müèl e la gügèta, col cavìcc e il bicuchìn, (4) tutto il giorno la sua mogliettina confeziona il tremaglio (5). Quando torna sulla sponda, ha il suo premio, il pescatore: sono gli occhi della sua bionda che luccicano, pieni d’amore.
(1) rete di seta, particolare per la pesca dell’agone
(2) pesce dei laghi lombardi, dai riflessi argentei, che, una volta essiccato, diviene “missoltino”
(3) campana, il cui tintinnìo facilita il ritrovamento delle reti spostate dalle correnti del lago
(4) attrezzi usati dalle mogli dei pescatori per confezionare le reti
(5) tipo di rete a maglie piccole

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Les trois cloches

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Set 122015
 

Testo e Musica di Jean Villard
Adattamento per coro maschile e
armonizzazione di Gianfranco Algarotti

Village au fond de la vallée
comme égaré presque ignoré.
Voici qu'en la nuit étoilée
un nouveau-né nous est donné:
Jean-François Nicot il se nomme,
il est joufflu, tendre et rosé.
À l'église, beau petit homme
demain tu seras baptisé.

Une cloche sonne sonne,
sa voix d'écho en echo
dit au monde qui s'étonne:
«C'est pour Jean-François Nicot;
c'est pour accueillir une âme
une fleur qui s'ouvre au jour,
à peine à peine une flamme
encore faible qui réclame
protection, tendresse, amour».

Village au fond de la vallée,
loin des chemins loin des humains.
Voici qu'après dix-neuf années
cœur en émoi le Jean-François
prend pour femme la douce Élise
blanche comme fleur de pommier;
devant Dieu, dans la vieille église,
ce jour, ils se sont mariés.

Toutes les cloches sonnent sonnent:
leur voix d'écho en écho,
merveilleusement couronnent
la noce à François Nicot.
«Un seul cœur, une seule âme,
– dit le prêtre, – et pour toujours
soyez une pure flamme
qui s'élève et qui proclame
la grandeur de votre amour».

Village au fond de la vallée,
des jours, des nuits, le temps a fui.
Voici qu'en la nuit étoilée
un cœur s'endort: François est mort.
Car toute chair est comme l'herbe,
elle est comme la fleur des champs:
épis, fruits mûrs, bouquets et grebes
hélas ! tout va se desséchant.

Une cloche sonne sonne,
elle chante dans le vent;
obsédante et monotone
elle redit aux vivants:
«Ne tremblez pas, cœurs fidèles,
Dieu vous fera signe un jour:
vous trouverez sous son aile,
avec la vie éternelle
l'éternité de l'amour.

[Le tre campane] Villaggio nel fondo della valle, sperduto e pressoché ignorato! Ecco che, nella notte stellata, un neonato ci è dato in dono. Si chiama Jean François Nicot ed è paffuto, tenero e roseo. Nella chiesa, bell’ometto, domani sarai battezzato. Una campana suona e risuona. La sua voce, di eco in eco, dice al mondo che si stupisce: «É per Jean-François Nicot; è per accogliere un’anima, un fiore che si apre al giorno, una fiamma ancora flebile che chiede protezione, tenerezza e amore».
Villaggio nel fondo della valle, lontano dalle strade, lontano dagli esseri umani! Ecco che, dopo diciannove anni, con l’emozione nel cuore, Jean François sposa la dolce Elisa, bianca come un fiore di melo. Davanti a Dio, nella vecchia chiesa, quel giorno si sono sposati. Tutte le campane suonano e risuonano; la loro voce, di eco in eco, corona meravigliosamente le nozze di François Nicot. «Un sol cuore, una sola anima – dice il prete – e per sempre siate una fiamma pura che s’innalza e che proclama la grandezza del vostro amore».
Villaggio nel fondo della valle, i giorni e le notti passano, il tempo è trascorso velocemente! Ecco che, nella notte stellata, un cuore si è addormentato: François è morto. Poiché ogni uomo è come l’erba, è come il fiore del campo: le spighe, i frutti maturi, i fiori e le ghirlande – ahimè! – tutto inaridisce. Una campana suona e risuona e canta nel vento; ossessiva e monotona, ripete ai viventi: «Non tremate, cuori fedeli! Un giorno Dio vi chiamerà. E, sotto la sua ala, troverete, con la vita eterna, l’eternità dell’amore
».

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2015

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Gen 012015
 
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Marco Cariboni

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Feb 082014
 

Marco (06.2013A

Carissimo Marco, man mano i giorni passano, ci rendiamo conto che la tua assenza tra di noi si sentirà e sarà difficile da colmare. Ma, se il nostro cuore oggi piange e piangerà a lungo, non possiamo non guardare e ricordare con gratitudine quello che sei stato per noi.

Gratitudine. Questa è la parola che ci viene in mente pensando alla tua amicizia, agli anni trascorsi con noi.

Gratitudine per la tua voce, per il tuo talento che hai messo al servizio del Coro. Gratitudine per la tua passione per il canto e per la sua bellezza che hai trasmesso a tutti noi e a tutti coloro che ti hanno conosciuto e incontrato e che, in questi giorni, si sono fatti sentire e, increduli come noi, hanno pianto ricordandoti.

Gratitudine per la disponibilità che hai sempre avuto mettendoti generosamente al servizio del coro, con la tua competenza di contabile e con le tue capacità organizzative.

Gratitudine a te ma anche ai tuoi genitori che ti hanno messo al mondo e che, educandoti, hanno favorito la tua bontà d’animo, la tua capacità di ascolto e la tua semplicità.

Gratitudine a Monica che, pur nelle vicende dolorose che ha vissuto, ha condiviso e incoraggiato la tua passione.

Gratitudine al Destino che ci ha fatto incontrare, conoscere e condividere questo pezzo di strada insieme, in cui siamo diventati più amici. Quell’amicizia che ci ha permesso di godere di tanti momenti belli e ricchi di soddisfazione e di affrontare anche momenti di dolore con la consapevolezza di non essere soli.

E siccome tutto questo, che insieme abbiamo vissuto in questi sette anni, è ciò che ogni uomo desidera nella vita, anche se i nostri occhi oggi sono pieni di lacrime, il nostro cuore ti sarà sempre grato.

Ci mancherai, Marco. Ci mancherà la tua voce. Ci mancheranno la tua bontà d’animo e disponibilità. Mancherà a tutti la tua spontaneità e la tua vena  inesauribile del post-concerto.

Ma siamo anche un po’ gelosi sapendo che adesso canti in un altro Coro, con Arrigo e gli altri amici che ci hanno lasciato, davanti a un vero Maestro.

Siamo sicuri che tu, dal Cielo, ci aiuterai a continuare questa avventura che si chiama Coro Delphum, perché, come dice Sant’Agostino:

“chi ha cantato di tutto cuore e con gioia,

ama quel che ha cantato,

ama il luogo in cui ha cantato,

ama Colui per il quale ha cantato,

ama, infine, coloro per i quali ha cantato.”

 

Ciao. E grazie, Marco.

 

8 febbraio 2014

I tuoi amici del Coro Delphum

 

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2014

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Gen 012014
 
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Amici miei, venite qui

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Ott 142013
 

Da «Amazing Grace»
Melodia d John Newton
Armonizzazione per coro maschile di John Morgan

Amici miei, venite qui,
cantate insieme a me;
Qualcuno c'è che, da lassù,
dal cielo, sentirà.dal cielo, sentirà.

Le stelle sopra le città
le accende tutte Lui,
ed il sol che ci riscalderà
ce l’ha donato Lui.

Per ogni notte buia che
il cuore oscurerà
amici miei, poi ci sarà
un’alba chiara in più.

Amici miei, venite qui,
cantate insieme a me;
Qualcuno c'è che sta lassù
e non ci lascerà!

 Posted by at 00:39

Sacra aurora

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Ott 142013
 

Testo di Carlo Del Teglio

Musica di Francesco Sacchi

 

Sacra aurora dell’anima

la luce nel tuo cielo già fluì,

in me, o Signore, susciti

di nuova vita, un fremito.

Incensi di rugiada a Te

dai cuori assorti salgono;

la terra tutta si colora

di questa sacra aurora.

 Posted by at 00:33

Suspîr da l’anime

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Ott 142013
 

Villotta friulana
Testo di Antonio Chiaruttini – Musica di don Oreste Rosso

Suspîr da l'anime,
dôlce Marie,
par me ligrie
ca jù no jè
che vinci il gjubilo
che 'o sint e 'o brami
quant che ti clami
«Marute me!».

Marute me,
Marute me,
quant che ti clami
Marute me!

Marute, o tenare
peraule a dile,
cussì zintile,
s'ingrope il cûr
e di dulcissime 
pâs mi s'inonde
l'anime monde
d'afiet impûr.

Marute me!
Marute me,
quant che ti clami
Marute me!

[traduzione]:
Sospiro dell'anima, dolce Maria, per me, quaggiù non c'è allegria più grande della gioia che sento e desidero quando ti chiamo "Mammina mia".
Mammina mia, quando ti chiamo "Mammina mia".
"Mammina" è una tenera parola che, nel pronunciarla, è così gentile che ti viene un nodo al cuore e mi inonda l'anima di dolcissima pace, libera da affetti impuri.
Mammina mia, quando ti chiamo "Mmmina mia".

 Posted by at 00:13

La mia bela la mi aspeta

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Ott 132013
 

Canto popolare lombardo
Armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli

La mia bela la mi aspeta,
ma io devo andare a la guera,
chi sa quando che tornerò.

L'ò ardada a la finestra,
ma io devo andare a la guera
la mia bela aspeterà.

Il nemico è là in vedetta:
O montagne tutte bele
Valcamonica del mio cor.

 Posted by at 23:51

Le carrozze

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Ott 132013
 

Canto popolare trentino (Val di Non)
Armonizzazione di Renato Dionisi

Le carrozze son già preparate,
i cavalli son pronti a partire.
Dimmi, ohi bella, se tu vuoi venire
e questa notte a passeggio con me.

Mamma mia, chi era mio padre?
Figlia mia tuo padre è già morto.
Tu sei figlia di un padre sepolto
che col pugnale lo feci morir!

Mamma mia, perché l'hai ucciso?
Figlia mia, perché m'ha tradito:
m'ha rubato l'anello dal dito
e un'altra donna voleva sposar.

 Posted by at 23:04

La Marcellina

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Ott 132013
 

Canto popolare lombardo – Archivio Corale «Bilacus»
 

Laggiù in fondo, laggiù in fondo di quel boschetto
c'è una pianta, c'è una pianta di verdolina
ci sta sotto, ci sta sotto la Marcellina
che piangeva, che piangeva nel far l'amor.

Lal-la-là, la-la-la-la-là,
tu sei bei bella, tu sei cara, la-là,
la-la-la-la-là, la-la-lal-lal-là,
te lo dico in verità.

«Perché piangi, perché piangi o Marcellina?
Il tuo pianto, il tuo pianto el mi fa male;
prendi l'ago, prendi l'ago ed il ditale
e rimettiti, e rimettiti a lavorar».

«Lavorare, lavorare io più non posso:
ho la vista, ho la vista che mi traballa;
ho l’amore, ho l’amore che mi travaglia,
lavorare, lavorare non posso più».

Lal-la-là…

Salta fora, salta fora la sua oi mamma
con la lingua, con la lingua di serpentina:
«Marcia in camera, marcia in camera, o Marcellina,
lascia stare, lascia stare quel birichin!».

«Io non sono, io non sono un birichino
e nemmeno, e nemmeno un malfattore:
sono figlio, sono figlio di un gran signore,
son venuto, son venuto per far l’amor».

Lal-la-là…

«Ho girato, ho girato tutta l’Italia,
‘na gran parte, ‘na gran parte dell'Inghilterra
ma una giovane, ma una giovane così bella
non la troverò, non la troverò mai più».

 Posted by at 22:59

San Franciscu

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Ott 132013
 

Canto popolare ternano
Parole e musica di Furio Miselli (1901)
Adattamento per coro maschile di Gianfranco Algarotti

Una vorda de questa giornata
giù lo spiazzo dell’Urmu che era!
Ch’alligria da matina a la sera,
tra li soni, lo 'bbé e lo ballà!
De San Marcu le belle 'nfiorate
oh, ch’addore de bussu e mortella
San Franciscu che musica bella
Oh che tempi! Che vòli scordà!

Bellu tempu, bellu tempu si’ firnitu,
ma perché, ‘n’arvèni più, ‘n’arvèni più?
Terni nostru, Terni nostru, 'ndo’ si' jitu?
Terni mia, non sì più tu, non sì più tu! (2 v)

Pe’ San Marcu ce sta ‘na finestra
‘ndo lo sole ‘na vorda arlucèa
quanno mamma affacciata ci stèa,
nzieme a nonna ‘sta festa a vedè
Mo’ la pora finestra lucente
non cià più quillu bello sprennòre
mo’ se passo me sendo lu core
Che se sfragne a vedèlla accucì

Bellu tempu, bellu tempu si’ firnitu,
ma perché, ‘n’arvèni più, ‘n’arvèni più?
Terni nostru, Terni nostru, 'ndo’ si' jitu?
Terni mia, non sì più tu, non sì più tu! (2 v)
Terni mia, non sì più tu, non sì più tu!

 Posted by at 22:55

Monte Canino

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Ott 132013
 
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
 
Non ti ricordi quel mese d’Aprile,
quel lungo treno che andava al confine.
Che trasportavano migliaia degli alpini:
su, su, correte: è l’ora di partir!
 
Dopo tre giorni di strada ferrata,
ed altri due di lungo cammino,
siamo arrivati sul Monte Canino
e a ciel sereno ci tocca riposar.
 
Se avete fame guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano.
Se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà.
 Posted by at 22:46

Salga a Te, Signore (Heilig! Heilig! Heilig!)

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Ott 132013
 

(Heilig, Heilig, Heilig! – Sanctus aus der deutschen Messe – II)

Musica di Franz Schubert (1797-1828)

Testo italiano di Dante Destefanis

 

Salga a te Signore, l’inno della Chiesa

l’inno della fede che ci unisce in Te.

Sia gloria e lode alla Trinità!

Santo, santo, santo per l’eternità.

 

Una è la fede, una la speranza,

uno è l’amore che ci unisce a Te.

L’universo canta: lode a Te, Gesù!

Gloria al nostro Dio, gloria a Cristo Re!

 

Fonte d’acqua viva per la nostra sete,

fonte di ogni grazia per l’eternità.

Cristo, uomo e Dio, vive in mezzo a noi:

egli nostra via, vita e verità.

 

Venga il tuo Regno, regno di giustizia

regno della pace, regno di bontà.

Torna, o Signore, non tardare più.

Compi la promessa: vieni o Gesù!

 Posted by at 22:36

Il Signore è il mio pastore

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Ott 132013
 

(Salmo 22 – Del pastore buono)

Testo di David Maria Turoldo – Musica di Bepi De Marzi

Il Signore è il mio pastore nulla manca ad ogni attesa.

In verdissimi prati mi pasce, mi disseta a placide acque.

É il ristoro dell'anima mia, in sentieri diritti mi guida

per amore del santo suo nome, dietro di lui mi sento sicuro.

Pur se andassi per valle oscura non avrò a temere alcun male

perché sempre mi sei vicino, mi sostieni con tuo vincastro.

Quale mensa per me tu prepari sotto gli occhi dei miei nemici !

Del tuo olio profumi il mio capo: Il mio calice è colmo di ebbrezza.

Bontà e grazia mi sono compagne quanto dura il mio cammino;

io starò nella casa di Dio lungo tutto il migrare dei giorni.

 Posted by at 22:23

Agnus Dei (Missa De Angelis)

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Ott 132013
 

(gregoriano)

 

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
dona nobis pacem.

 Posted by at 22:09

Sanctus (Missa De Angelis)

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Ott 132013
 

(gregoriano)

Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus Sabaoth.


Pleni sunt caeli et terra gloria tua.


Hosanna in excelsis.


Benedictus qui venit in nomine Domini.


Hosanna in excelsis.

 Posted by at 21:57

Gloria (Missa De Angelis)

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Ott 132013
 

Glória in excélsis Deo

et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.
Dómine Fili Unigénite, Jesu Christe,
Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris,
qui tollis peccáta mundi, miserére nobis;
qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram.
Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.
Quóniam tu solus Sanctus, tu solus Dóminus,
tu solus Altíssimus,
Jesu Christe, cum Sancto Spíritu: in glória Dei Patris.
Amen.
 Posted by at 21:35

Derf l’è bel

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Ott 132013
 

Testo di Elio Beni – Musica di Gianfranco Algarotti

Nas el sû de drée al Legnùn, la scur l’acqua nel Varùn;
la Madòna sü la Turr la me varda de luntàn,
ogni strada l’è un culur e giù al Burgh suna i campànn.
L’è la festa del paés, se farà la prucessiùn
e giù in piazza de la gésa a se brüserà el balùn.
Poeu se incanterà i canestri, dolci, torte e grandi cesti
mentre ‘l coro, in un cantùn, l’invia là una canzùn:

«Vardì, gent, che Derf l’è bel cun el Burgh, Vila e Castèl!» (2 v)

A Pianèz tanti cabrioeu, cabri e pégur al Chignóeu,
funcc a Munt, a Mai e Vignàgh e de agùn gh’è pien el lagh;
a la Balma gh’è un bel Cròtt per la gioia di Pancòtt.
Foeu taràgna  e cudeghìn, scià pulenta e missultìn,
poeu a Curènn, lì, sül stradùn, per un càles de quel bùn.
Un bicér el tira l’oltru, per furtüna gh’è un pilastru!
E, quand tücc i èn pugià là, se incumincerà a cantà:

«Vardì, gent, che Derf l’è bel cun el Burgh, Vila e Castèl!» (2 v)

A l’è sira, el sû el va giù, sü nel busch canta el cucù;
i se pizza i ciar ‘ni cà, l’è l’urari  de scenà;
quasi pü nessün per via: è sunà l’Ave Maria.
Ma tri amìs, giaché süi spàll, i èn lì amò al cantùn di bàll,
i se pàsen el ciapèl ma… [«Se gh’è?»] «A gh’è pü de nustranèl!».
I se varda desperàa, poe i se dìs: «Andemm a càa!»
e, cun i öcc fiss vers i stell, a gran vûs va el riturnel:

«Vardì, gent, che Derf l’è bel anca senza nustranèl!»

«Vardì, gent, che Derf l’è bel cun el Burgh, Vila e Castèl!»

Traduzione: Sorge il sole dietro al (monte) Legnone, scorre l’acqua nel (torrente) Varrone; la Madonna, sulla torre (Castello di Orezio), ci guarda da lontano; le strade sono piene di colori (1) e al Borgo suonano le campane: è la festa del paese, ci sarà la processione e, in piazza della chiesa si incendierà il globo (2). Poi ci sarà l’Incanto dei Canestri con dolci, torte e grandi cesti di frutta, mentre, in un angolo della piazza, il coro intona una canzone: «Guardate, gente, com’è bello Dervio con il Borgo, Villa e Castello!».

A Pianezzo ci sono i caprioli; al Chignolo capre e pecore; a Monte, Mai e Vignago si trovano funghi mentre il lago è pieno di agoni. Alla Balma c’è un bel Crotto che fa la gioia dei “Pancotti” (3). Viene servita la polenta taragna con il cotechino, polenta e missoltini; (4) poi, tutti a Corenno, sulla statale, dove c’è un locale con vino buono! Un bicchiere tira l’altro: per fortuna c’è un sostegno! E, quando tutti vi si saranno appoggiati, si incomincerà a cantare: «Guardate, gente, com’è bello Dervio con il Borgo, Villa e Castello!».

È sera e il sole tramonta; nel bosco si sente cantare il cuculo. Si accendono le luci delle case: è l’ora della cena. In strada non c’è quasi più nessuno: le campane hanno appena suonato l’”Ave Maria”. Ma tre amici, giacchetta sulle spalle, sono ancora lì, al “Cantùn di ball” (5) e si passano la tazza di buon vino nostrano ma… (che succede!?)… il vino è finito! Allora si guardano disperati, poi si dicono: «Torniamo a casa!» e, con gli occhi fissi verso il cielo stellato, cantano a gran voce il ritornello: «Guardate, gente, com’è bello Dervio anche se il vino è finito! Guardate, gente, com’è bello Dervio con il Borgo, Villa e Castello!».

(1)                                       In occasione della festa patronale (Santi Pietro e Paolo – 29 giugno), ogni rione del paese viene bardato da festoni colorati.
(2)                                       Durante la Santa Messa della festa patronale viene incendiato il globo, simbolo del martirio dei Santi Pietro e Paolo.
(3)                                       «Pancòtt» è il soprannome dato ai Derviesi.
(4)                                       Agoni essiccati.
(5)                                       Letteralmente “Angolo delle chiacchiere”, una volta centro del paese e del pettegolezzo.

 Posted by at 17:59

La Sacra Spina

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Ott 132013
 

Testo e Musica di Bepi De Marzi

Varda che passa un frate
da Porta Cisalpina;
el riva da l'Oriente co' la Sacra Spina.

Spina di rosa rossa,
o, Spina senza fiore,
o, Spina profumata nel dolore.

Varda che passa un frate
da Porta Cisalpina;
el riva da l'Oriente co' la Sacra Spina.

 Posted by at 17:51

Lu suli si ‘nni va

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Ott 132013
 

Canto popolare siciliano – Armonizzazione di Francesco Sacchi

Lu suli si nni va,
dumani torna;
si mi ‘nni vaju iu
nun tornu cchiù.

Sicilianedda mia,
Sicilianedda,
si mi ‘nni vaju iu
nun tornu cchiù.

[traduzione]
Il sole se ne va,
domani torna;
se me ne vado io,
non torno più.

Sicilia mia, Sicilia,
se me ne vado io,
non torno più.

 Posted by at 17:42

Una sera di settembre

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Ott 132013
 

Canto popolare lombardo – Archivio Corale «Bilacus» Bellagio

Una sera di settembre,
passeggiando alla riviera,
la mia bella al fianco l’era,
al fianco l’era a passeggiar.
La mia bella al fianco l’era…

E nell’aria si sentivano
l’armonia degli uccelli,
sventolavano i suoi capelli
che ricopriva il suo bel sen.
Sventolavano i suoi capelli…

E verran quei bei momenti
che sarem marito e moglie,
goderemo le nostre gioie,
i nostri cuor s’abbracceran.
Goderemo le nostre gioie…

 Posted by at 17:24

Ave, Maria (melodia popolare di Tremenico)

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Ott 132013
 

Melodia popolare cantata a Tremenico (Lc)
armonizzazione di Gianfranco Algarotti

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.

Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus,
nunc et in hora mortis nostrae.

Amen.

 Posted by at 17:19

2013

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Gen 012013
 
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2012

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Gen 012012
 
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Algarotti Gianfranco

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Gen 012012
 

Algarotti Gianfranco

Gianfranco Algarotti non si occupa di musica professionalmente. La sua passione per il canto corale risale all'età  giovanile, quando, frequentando l'Istituto Salesiano «San Bernardino» di Chiari (Bs), fa parte dei Pueri Cantores diretti da don William Rabolini (1930-1992), scrupoloso maestro ed appassionato educatore, oltre che compositore di numerosi canti liturgici che si eseguono ancora oggi nelle chiese italiane. La passione per la polifonia cresce negli anni '70 quando con alcuni amici, nell'ambito di un movimento ecclesiale, partecipa ad un coro che esegue Palestrina, Da Victoria, Bach, Händel, Mozart, laudi medievali e canto gregoriano. Nel 1989, con altri genitori di bambini che frequentano l'Oratorio di Dervio, da vita al Coro Carillon, formazione di voci bianche il cui scopo principale è ancor oggi il servizio liturgico, e che ha nel proprio repertorio anche canti popolari, spiritual e musica leggera. La direzione del Coro Delphum gli impone fin dall'inizio un costante lavoro di apprendimento e di confronto che svolge frequentando i Maestri Francesco Sacchi e Angelo Mazza. Successivamente partecipa a diversi laboratori corali sotto la direzione dei Maestri Mauro Pedrotti, direttore del Coro della SAT di Trento, e Bepi De Marzi. Recentemente ha intrapreso un percorso collaborativo con il Maestro Alessio Benedetti.

 Posted by at 00:00

Santo (P.C. Gatti)

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Ott 292011
 

Musica di Piercarlo Gatti

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.

Osanna nell'alto dei cieli.

Santo, Santo, santo il Signore

Dio dell'universo.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Osanna nell'alto dei cieli. 

 Posted by at 10:03

Teresa di pòmm

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Ott 292011
 

Canto popolare bellanese della «Pesa Vègia»
Armonizzazione di Gianfranco Algarotti

Noi siamo i Tre Re
venuti dall'Oriente
ad adorar Gesù.
Dov'è quel Bambinello
grazioso e bello?
In braccio a Maria
ch'è Madre di Lui.

Teresa di pomm
Teresa di pomm
la fa la frütaröla
Teresa di pomm,
Teresa di pomm
per mantegnì el so omm.
La la la…
Teresa di pomm,
Teresa di pomm
per mantegnì el so omm.

Déghen, déghen
a la Francesca
déghen déghen
de rìss e fasoeu
fin che ne voer.
Fela scoldà
chela poca minestra
déghen déghen
de rìss e fasoeu
fin che ne voeur.

Teresa di pomm
Teresa di pomm…

 Posted by at 08:15

Sul pajon

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Ott 292011
 

Canto degli Alpini – armonizzazione Coro Delphum

Il battaglione 'Aosta'
è sempre sulle cime,
ma quando scende a valle,
attente ragazzine!

Sul pajon de la caserma,
requiem aeternam, e così sia,
va a ramengo tì, to pare, ta mare, ta zia
e la naja e compagnia, sul pajon!
de la caserma, sul pajon!

Il parroco di Aosta
l'ha detto predicando:
«Attente, ragazzine,
che il 'Quarto' sta arrivando!».

Ma una delle più belle
ha detto piano piano:
«Se il 'Quarto' sta arrivando,
è quello che vogliamo!».

 Posted by at 08:15

Sui monti Scarpazi

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Ott 292011
 

Canto popolare trentino – armonizzazione di Antonio Pedrotti

Quando fui sui monti Scarpazi
«miserere» sentivo cantar.
T'ho cercato fra il vento e i crepazi
ma una croce soltanto ho trovà .

Oh mio sposo eri andato soldato
per difendere l'imperator,
ma la morte quassù hai trovato
e mai più non potrai ritornar.

Maledéta la sia questa guèra
che mi ha dato sì tanto dolor.
Il tuo sangue hai donato a la tera,
hai distruto la tua gioventù.

Io vorei scavarmi una fossa,
sepelirmi vorei da me
per poter colocar le mie ossa
solo un palmo distante da te.

Quando fui sui monti Scarpazi
«miserere» sentivo cantar.

 Posted by at 08:15

Sui monti fioccano

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Ott 292011
 

Canto popolare trentino – Armonizzazione di Luigi Pigarelli

Sui monti fioccano,
la neve s'avvicinano;
ti scriverò, Rosina-no,
le pene del mio cor.
Ti scriverò, Rosina-no,
le pene del mio cor.

Ti scriverò 'na littera
co' le parole d'oro,
ti scriverò, tesoro,
la vita del soldà.
Ti scriverò, tesoro,
la vita del soldà.

 Posted by at 08:15

Stelutis alpinis

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Ott 292011
 

Canto friulano – Testo e musica di Arturo Zardini
Armonizzazione di Danilo Bertani

Se tu vens cassù ta' cretis
à che lôr mi àn soterât,
al è un splaz plen di stelutis;
dal miò sanc l’è stât bagnât.
Par segnâl, une crosute
je scolpide lì tal cret,
fra chês stelis nas l'arbute,
sot di lôr, jo duâr cujet.

Cjôl sù, cjôl une stelute:
jê 'a ricuarde il nestri ben.
Tu j darâs 'ne bussadute
e po' plàtile tal sen.
Quant che a cjase tu sês sole
e di cûr tu préis par me,
il miò spirt atôr ti svole:
jo e la stele sin cun te.

 

[traduzione]
Se tu vieni quassù fra le rocce,
là dove mi hanno sotterrato,
c’è uno spiazzo pieno di stelle alpine;
dal mio sangue è stato bagnato.
Come segno, una piccola croce
è scolpita lì sulla roccia,
fra quelle stelle nasce l'erba,
sotto loro io dormo tranquillo.

Cogli, cogli una stella alpina:
essa ricordo il nostro amore.
Tu dalle un bacio
e poi posala sul seno.
Quando a casa tu sarai sola,
e di cuore tu preghi per me,
il mio spirito ti aleggia intorno:
io e la stella siamo con te.

 Posted by at 08:15

Serenada a Castel Toblin

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Ott 292011
 

Testo e Musica di Luigi Pigarelli

Ride la luna ciara
sora Castel Toblin
mi 'ncordo la chitara
ti 'ncorda 'l mandolin
e nente 'n barca.

Dal vento senza remo
ne lasserem portar
e alegri canteremo
fazendo risonar
la Val del Sarca.

E, quando 'n mez al lac, la melodia

passerà 'n sol minor
mi te dirò le pene del me cor
e ti te me dirai che te sei mia.

Tornadi su la riva
felize te ofrirò
en ramoscel de oliva
e po' te baserò
la boca bela.

E taserem; ma alora
en coro de ciciòi
saluderà  quel'ora
e passerà su noi
l'ultima stéla.

E, quando al primo sol, la melodia
tornerà 'n mi magior,
ti, co la testa bionda postada sul me cor,
te me farai sentir che te sei mia.

 Posted by at 08:15

Rifugio bianco

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Ott 292011
 

Testo e Musica di Bepi De Marzi

 

Pena passà la valle, la-oh!

e dopo un fià de bosco, la-oh!

se slarga i prà nel cielo, la-oh!

la-oh, varda quanti fiori, la-oh!

Ecco lassù 'na casa, la-oh!

en grande fiore bianco, la-oh!

sbocià de primavera, la-oh!

la-oh, profumà d'amore, la-oh!

De not la par 'na stela, la-oh!

che slus a chi camina, la-oh!

e quando vien matina, la-oh!

la splende più del sole¸ la-oh!

Se slarga i prà nel cielo, la-oh!

dal nos rifugio bianco, la-oh!

che porta un nome caro, la-oh.

la-oh!

…pena passà la valle, la-oh!

 Posted by at 08:15

Quand sona i campànn

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Ott 292011
 

Canzone dialettale milanese
Testo di Alfredo Bracchi – Musica di Giovanni D'Anzi
Adattamento per coro maschile di Gianfranco Algarotti

Quand mi t'ho vista passà
un dì per la mia via,
me sun sentì 'nnamuràa
mia piccola Maria;
quand poeu te m'ée dumandàa
se mi te spusarìa,
me sun sentì tüt'el sang a büĵ
e t'ho rispost de sì.

Quand sona i campànn, – din don, din dan, –
alla periferia
quand sona i campànn, – din don, din dan, –
mi te speti, o Maria,
per dìt che fra un an, – din don, din dan, –
te sarét tüta mia:
vedi già do stansett
con trì o quater mas’cett
che me ciàmen «papà!»;
sun cuntent cume un ratt,
mi dòo foera de matt
per la felicità.

Parli con tüti de ti
la sera e la matina
e speti semper quel dì
per fatt la mia spusina;
nissün le alegher ‘me mì
in tüta l'ufficina:
canti e lavùri e me senti serén
perché te voeri ben!

Quand sona i campànn…

[traduzione]
Quando ti ho vista passare, un giorno, nella mia via, mi sono subito innamorato, mia piccola Maria; quando, poi, mi hai chiesto di sposarti, mi sono sentito ribollire il sangue nelle vene e ti ho risposto “sì”.
Quando sento suonare le campane in periferia, io ti aspetto, Maria, per dirti che tra un anno sarai mia; immagino già la nostra casa con tre o quattro maschietti che mi chiamano papà, scoppio dalla contentezza e mi sembra di impazzire per la felicità.
Parlo con tutti di te, la sera e la mattina e aspetto con ansia il giorno in cui sarai mia sposa; nessuno, in tutta l’officina, è allegro come me: canto, lavoro e sono sereno perché ti voglio bene.
Quando sento suonare le campane…

 Posted by at 08:15

Oi vedovina

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Ott 292011
 

Canto popolare bellagino – Archivio Corale Bilacus

Oi vedovina, oi vedovella, la vostra figlia l’è de maridàr.

La mia figlia l’è troppo giovane, l’è troppo giovane de maridàr.

Aspetteremo quattro cinqu’anni, che grandicella la diventerà.

La manderemo a Addis Abeba dove nessuno la potrà baciar.

Quattro cinqu’anni son già passati, la vostra figlia l’è ancor così.

Piuttosto che darti, che darti mia figlia, ti do la briglia del più bel caval!

Ti do la briglia, ti do la sella, la bimba bella me la tengo, oimè!
 

 Posted by at 08:15

Ninna nanna alpina

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Ott 292011
 

Canto popolare trentino – armonizzazione Coro Delphum

Dormi mia bella dormi
dormi e fai la nanna
che quando sarai mamma
non dormirai così …

Dimmi chi mai t’ha fatto
un viso così bello?
L’han fatto col pennello
le mani di un pittor.

Tutti gli amanti passano
ma tu non passi mai
ti voglio bene assai
voglio morir con te.

Dormi mia bella dormi
sopra un letto di gigli
che quando avrai dei figli
non dormirai così.
Che quando avrai dei figli
non dormirai così.

 Posted by at 08:15

Metti giù quel cestolino

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Ott 292011
 

Canto popolare lombardo – armonizzazione di Gianfranco Algarotti

 

Metti giù quel cestolino

e vien con me a far l’amor.

Far l’amore si va in campagna

sotto l’ombra di un bel fior.

In campagna io non ci vado

perché il sole mi fa mal.

Mi ritiro in camerella

a cucire e a ricamar.

Che cos’è che la ricama?

Fazzoletto dell’amor!

Fazzoletto sì l’era bianco

ricamàa di rose e fior.

Fazzoletto sì l’era rosso;

l’era il segno dell’amor.

Ed in mezzo c’era scritto:

«Mille baci al primo amor!».

 Posted by at 08:15

Maria lassù

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Ott 292011
 

Testo e musica di Bepi De Marzi

Tempo fermo nel cielo
mentre viene la sera.
I colori dei prati
nell'amore del sole.
É la musica piana,
come il vento del mare,
che ti prende le mani
e le congiunge nell'armonia.

Ave, ave, Maria…

Tempo fermo nel cielo
mentre viene la sera;
può venire la notte,
lungo sogno di Dio.

 Posted by at 08:15

Mama, Piero me toca!

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Ott 292011
 

Testo e musica di Bepi De Marzi

Mama, mama, Piero me toca! Oh …
Tocame Piero, tocame Piero.
Mama, mama, Piero me toca! Oh …
Tocame Piero, tocame Piero. – Tocame qua!
Ma Piero pìzzega inveze de tocare!
«Ti dighelo a to mare, ti dighelo a to mare».
Ma Piero pìzzega inveze de tocare!
«Ti dighelo a to mare, ca te gò anca pizzegà!».

Mama, mama, Piero me varda! Oh …
Vardame Piero, vardame Piero.
Mama, mama, Piero me varda! Oh … – Vardame qua!
Ma Piero pìzzega inveze de vardare
«Ti dighelo a to mare, ti dighelo a to mare».
Ma Piero pìzzega inveze de vardare
«Ti dighelo a to mare, ca te gò anca pizzegà!».

Tocame qua… tocame qua… Tocame qua!
Ma Piero pìzzega inveze de tocare!
«Ti dighelo a to mare, ti dighelo a to mare».
Ma Piero pìzzega inveze de tocare!
«Ti dighelo a to mare, ca te gò anca pizze… gà!».

 Posted by at 08:15

Wenn Wir erklimmen

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Ott 292011
 

E. Hartinger – armonizzazione Coro Delphum

Wenn wir erklimmen schwindelnde Höhen,

steigen dem Gipfelkreuz zu,

in unsern Herzen brennt eine Sehnsucht,

die läßt uns nimmermehr in Ruh´.

Herrliche Berge, sonnige Höhen,

Bergvagabunden sind wir.

Mit Seil und Hacken, den Tod im Nacken

hängen wir an der steilen Wand.

Herzen erglühen, Edelweiß blühen,

vorbei geht´s mit sichrer Hand.

Fels ist bezwungen, frei atmen Lungen,

ach, wie so schön ist die Welt.

Handschlag, ein Lächeln, Mühen vergessen,

alles auf´s Beste bestellt.

Beim Alpenglühen heimwärts wir ziehen,

Berge, die leuchten so rot.

Wir kommen wieder, denn wir sind Brüder,

Brüder auf Leben und Tod.

Lebt wohl, ihr Berge, sonnige Höhen,

Bergvagabunden sind treu.

 

 Posted by at 08:13

Ti ricordi la sera dei baci

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Ott 292011
 

Canto popolare lombardo
Armonizzazione di Cesare Brescianini

Ti ricordi la sera dei baci
che mi davi stringendomi a te?
mi dicevi: «Sei bella, mi piaci,
questa sera ti voglio per me!».

Mi promise 'sta Pasqua sposarmi
ma il destino non volle così,
bell'Alpino che avevi vent'anni
nel Trentino sei andato a morir!

Ragazzette che fate all'amore,
non piangete, non state a soffrir;
non c'é al mondo più grande dolore
che vedere un alpino morir!

 Posted by at 07:50

Otce naš

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Ott 292011
 

Padre nostro

dalla Liturgia russo-ortodossa – musica di Nikolaj Kedròv

Отче нашъ, иже еси на небесехъ,
да свѧтитьсѧ имѧ Твое,
да прiидетъ царствiе Твое.
Да бѫдетъ воля Твоя яко на небеси и на земли.
Хлѣбъ нашъ насѫщьнъ даждь намъ дьньсь,
и остави намъ длъгы нашѧ,
якоже и мы оставляемъ длъжникомъ нашимъ.
И не въведи насъ въ искушенiе,
нъ избави насъ от лѫкавого.
Аминь.

Traslitterazione occidentale:
Otche nash, izhe yesi na nebesekh,
da svyatitsya imya Tvoye,
da priidet tzarstviye Tvoye.
Da budet volya Tvoya yako na nebesi i na zemli.
Khleb nash nasushchni dazhd nam dnes,
i ostavi nam dolgi nasha
yakozhe i mi ostavlayem dolzhnikom nashim.
I ne vedi nas vo iskusheniye,
no izbavi nas ot lukavago.
Amin.

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

 Posted by at 07:46

Non potho reposare

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Ott 292011
 

da "A Diosa" – Testo di Sarule Barore Sini – Musica di Giuseppe Rachel 

Non potho reposare, amore ‘e coro
pensende a tie soe donzi momentu.
No istes in tristura, prenda e oro,
né in dispiaghere o pensamentu.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.
T'assicuro ch'a tie…

Amore meu, prenda de istimare,
s'affettu meu a tie solu est dau;
s'are iuttu sas alas a bolare,
milli bortas a s'ora ippo bolau;
pro benner nessi pro ti saludare,
s'attera cosa non a t'abbissare.
Pro benner nessi pro ti…

Si m'esseret possibile d'anghelu
d'ispiritu invisibile piccabo
sas formas; che furabo dae chelu
su sole e sos isteddos e formabo
unu mundu bellissimu pro tene,
pro poder dispensare cada bene.
Unu mundu bellissimu…

 


[traduzione]

Non posso riposare, amore del mio cuore!
Penso a te ogni momento.
Non essere triste, gioiello d'oro,
né in dispiacere o in pensiero.

T’assicuro che desidero solo te, che t'amo fortemente, t'amo, t'amo, t'amo.

Amore mio, gioiello inestimabile,
il mio affetto è solamente per te;
se avessi avuto le ali per volare, volerei da te mille volte in un’ora
per venire almeno a salutarti, o solamente per vederti.

Se fosse possibile prendere le forme di un angelo
o di uno spirito invisibile,
ruberei dal cielo il sole e le stelle e formerei
un mondo bellissimo per te, per poterti dispensare ogni bene.

 Posted by at 07:44

Madonnina dei Campelli

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Ott 292011
 

Testo di Tomaso Pizio – Musica di Kurt Dubiensky

"…Ave Maria, Madre del cielo, ave Maria, ave…
Sono solo nel silenzio
le Montagne sono mute
il mio cuore vuol morire
la mia mente vuol pregare:
Madonnina, Madonnina,
tu che sfiori queste cime
Madonnina, Madonnina: aiutami, aiutami…

Ave Maria, madre del cielo, ave Maria, ave…

Cade una lacrima su un fiore d’erica
più nulla resterà della felicità…

La mia voce non ha suono
s’è perduta tra i venti
e non voglio ricordare
chi non volle il mio amore…
Madonina, Madonnina,
tu che sfiori queste cime
Madonnina, Madonnina: aiutami, aiutami…
Ave Maria, madre del cielo, ave Maria, ave.

 Posted by at 07:20

Luntane, cchiù luntane

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Ott 292011
 

Canto popolare abruzzese
Testo di Luigi Illuminati – Musica di Antonio Di Jorio
Armonizzazione per coro maschile di Gianfranco Algarotti

Pe cantà  sta chiarità
ncore me sente tremà!
Tutte stu ciele stellate,
tutte stu mare che me fa sugnà .
Ma pe 'tte sole, pe 'tte
esce dall'anima me,
mezz'a stu ciele, stu mare,
nu cantemente che nze po tené!

Luntane, cchiù luntane
de li luntane stelle,
luce la luce cchiù belle
che me fa ncore cantà.

Marinà , s'ha da vugà
tra tutta sta chiarità,
cante la vele a lu vente
nu cante granne che luntane và:
tu la si ddove vo ì
st'aneme pe' ne' murì,
bella paranze. Luntane
'nghe sti suspire tu i' da menì.

Luntane…

[Lontano, più lontano…]
Per cantare questo chiarore,
in cuore mi sento tremare!
Tutto questo cielo stellato,
tutto questo mare che mi fa sognare.
Ma per te solo, per te
esce dall'anima mia,
in mezzo a questo cielo, a questo mare,
un canto che non si può trattenere.

Lontano, più lontano
delle lontane stelle,
riluce la luce più bella
che mi fa ancora cantare.

Marinaio, si deve remare
tra tutto questo chiarore,
canta la vela al vento
un canto grande che lontano va.
Tu lo sai, bella barca,
dove vuole andare
quest'anima per non morire:
Lontano con questi sospiri tu devi venire.
Lontano…

 Posted by at 07:19

L’ultima notte

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Ott 292011
 

Testo di Carlo Geminiani – Musica di Bepi De Marzi

Era la notte bianca di Natale
ed era l'ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d'ale
c'era il fuoco grande nei camini.
Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume – parea come un lamento –
una nenia triste e desolata
che piangeva sull'alito del vento.

Cammina, cammina, la casa è lontana
la morte è vicina e c'è una campana
che suona, che suona: Din don, dan…
Che suona, che suona: Din don, dan…

(recitato)
Mormorando, stremata,
centomila voci stanche di un coro che si perde fino al cielo,
avanzava in lunga fila la marcia dei fantasmi in grigioverde.
Non è il sole che illumina gli stanchi gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi e ad ogni passo coprono una fossa.

(Cantato)
Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s'alza l'ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l'arma s'è mutata in croce.
Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille le croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina, cammina, la guerra è lontana
la casa è vicina e c'è una campana
che suona, ma piano: Din, don, dan…
Che suona, ma piano: Din, don, dan…

 Posted by at 07:19

Lée l’andava

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Ott 292011
 

Canto popolare lombardo – armonizzazione di Angelo Mazza

Lée l'andava e mi vegneva
sü la strada de Moltras;
l'hoo guardada chi che l'era:
l'era quela che me pias.

Mi g'hoo ditt in d'on oreggia:
«Teresina, voerumm benn!»,
Lée, piangend, la rispondeva:
«Oh, podess voeretten menn!».

 Posted by at 07:18

La vien giù da le montagne

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Ott 292011
 

Canto popolare trentino – armonizzazione di Antonio Pedrotti

La vien giù da le montagne,
l'ei vestita a la francese,
da un bel giovane cortese
gli fu chiesto a far l'amor.

Lo ringrazio, o giovanotto,
lo ringrazio del buon cuore:
appartengo a un altro amore
che mi ama e mi vuoi ben.

Vatten via, o sciagurata,
vatten via su le montagne
a raccoglier le castagne
con gli agnelli a pascolar.

Sono nata in mezzo ai fiori
in mezzo ai fiori di vermiglio,
sono pura come un giglio
come un giglio vòi morir.

 Posted by at 07:17

La valle

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Ott 292011
 

Musica di G. Thibault – Testo di Walter Orsati – Armonizzazione di Francesco Sacchi

Lassù, vicino al ciel
ho visto un dì la grande valle:
un mondo dove tutta la realtà è nel silenzio;
un fior, un casolar, un fuoco acceso,
l'intimità che l'animo fa rimaner muto.

Un dì lasciai quel ciel,
lasciai quei fior, la grande valle;
la vita mi portò assai lontano e nel tempo
il cuor pensava allor a quella pace,
l'intimità che l'animo fa rimaner muto.

Poter tornar un dì lassù
e ritrovar gli amici miei d'un altra età,
poter veder davanti a me lo stesso ciel,
gli stessi fior che amerò tutta la vita.

 Posted by at 07:17

La testa malcontenta

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Ott 292011
 

Canto popolare trentino – Armonizzazione di Luciano Chailly

Ti de dentro sui bianchi cuscini
e mi de for co' la testa sui spini.
Dormi bela e dormi pur cara,
'na note sì amara non voglio passar.

Ma dammi la man, t'abbraccia il mio cuor
che sabato sera faremo l'amor!

Ti de dentro sui molli stramassi
e mi de for co' la testa sui sassi.
Dormi bela…

Ti de dentro sul letto de lana
e mi de fora la pioggia mi bagna.
Dormi bela…

 Posted by at 07:16

La smortina

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Ott 292011
 

Canto popolare piemontese – armonizzazione di Luigi Pigarelli

Tutti dicon che sono smortina
ma l’amor el mi rovina;
quando poi sarò sposina
i miei colori ritorneranno.

L’altra sera mi sono sognata
di trovarmi a te vicino
con la testa sul tuo cuscino
e mi giravo di qua e di là.

 Posted by at 07:16

La montanara

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Ott 292011
 

Testo e musica di Toni Ortelli – armonizzazione di Luigi Pigarelli

Lassù per le montagne
tra boschi e valli d'or
fra l'aspre rupi echeggia
un cantico d'amor.

«La montanara, ohè»
si sente cantare,
«cantiam la montanara
e chi non la sà?».

Là  su sui monti dai rivi d'argento
una capanna cosparsa di fior
era la piccola, dolce dimora
di Soreghina, la figlia del sol.

 Posted by at 07:15